L’esposizione al freddo aumenta il consumo di grassi? Il ruolo del grasso bruno nel metabolismo umano

L’esposizione al freddo aumenta il consumo di grassi? Il ruolo del grasso bruno nel metabolismo umano

Rita De Rossi

Dicembre 11, 2025

Il contatto con l’acqua fredda sulla pelle, il vapore che svanisce dallo specchio e il brivido che scatta appena si tocca la manopola dell’acqua fredda sono esperienze comuni che spesso si collegano all’idea che il freddo possa aumentare il consumo calorico. In inverno, molte persone abbassano il riscaldamento sperando di accelerare il metabolismo o escono con abiti leggeri per stimolare un effetto dimagrante. Ma qual è la verità dietro queste convinzioni? L’esposizione al freddo può davvero influenzare in modo concreto il metabolismo e il consumo energetico? Quale importanza ha il grasso bruno, spesso menzionato come un possibile fattore nella combustione dei grassi? Questo articolo analizza i dati più aggiornati per chiarire quale sia l’effetto reale del freddo sul corpo umano e indica quali pratiche quotidiane possono essere utili senza eccessi o rischi. Al termine, si avranno informazioni chiare sul funzionamento del grasso bruno, sulla risposta del corpo alle temperature basse, sull’effettiva rilevanza di questo processo rispetto alla dieta e all’attività fisica, e sulle abitudini ragionevoli da adottare.

Il grasso bianco, bruno e beige: quali differenze davvero contano

Il tessuto adiposo nel corpo umano non è uniforme e comprende diverse tipologie con funzioni specifiche. Il grasso bianco rappresenta la forma maggiormente diffusa e funge principalmente da riserva energetica, immagazzinando calorie in eccesso sotto forma di trigliceridi e rilasciandole quando il corpo ne ha bisogno, per esempio durante periodi di digiuno o attività fisica prolungata. Oltre alla funzione energetica, partecipa anche ai processi ormonali, ma la sua caratteristica principale è l’accumulo di energia.

Il grasso bruno si distingue per il suo ruolo nel consumo energetico finalizzato alla produzione di calore. Ricovero di mitocondri e riccamente vascolarizzato, questo tessuto prende il suo nome dal colore scuro dovuto all’abbondanza di queste “centrali energetiche”. Quando la temperatura esterna diminuisce, il grasso bruno si attiva per generare calore e mantenere la temperatura corporea senza bisogno di aumentare l’attività muscolare.

Una terza categoria è il grasso beige, che si trova nelle aree di grasso bianco e che può trasformarsi assumendo caratteristiche simili al grasso bruno in risposta a stimoli come l’esposizione al freddo. Questa capacità di “brunificazione” aumenta il dispendio energetico. Conoscere queste differenze è essenziale per capire come il corpo gestisce l’energia e perché non tutto il grasso è uguale. Solo una piccola porzione del tessuto adiposo è infatti coinvolta in questo processo di termogenesi.

L’esposizione al freddo aumenta il consumo di grassi? Il ruolo del grasso bruno nel metabolismo umano
Una persona misura l’addome con una ciambella, richiamando l’attenzione sul tema di sovrappeso e adiposità in relazione al metabolismo. – aziendaagricolamelisbarisardo.it

Cosa succede davvero al grasso bruno quando senti freddo

Il corpo adotta principalmente due meccanismi per proteggersi dal freddo. Il primo, meno evidente ma efficace, è la stimolazione del grasso bruno. Con il calo termico, il sistema nervoso attiva tramite segnali come la noradrenalina questo tessuto, spingendo le cellule a bruciare acidi grassi e zuccheri per produrre calore, in un processo chiamato termogenesi. Questa generazione di calore avviene senza contrazioni muscolari, controllando l’energia spesa senza affaticare il corpo. Se questa strategia non basta, il corpo ricorre ai brividi, movimenti muscolari involontari che generano calore rapidamente.

Nei neonati, il grasso bruno è abbondante e svolge un ruolo cruciale nella termoregolazione poiché il loro organismo non è ancora in grado di adattarsi autonomamente alla temperatura esterna. Negli adulti, invece, il grasso bruno persiste principalmente nelle zone di collo, spalle e schiena. L’attività e la quantità di questo tessuto sono molto variabili: più attivo e presente nei giovani magri, tende invece a diminuire con l’età e l’aumento del peso. Questa correlazione spiega perché le persone sovrappeso spesso presentano una minore attività metabolica associata al grasso bruno.

Secondo ricerche condotte in condizioni controllate, l’attivazione del grasso bruno con esposizione a temperature moderate (18-19°C) per periodi prolungati può aumentare il dispendio energetico di circa 50-150 kcal al giorno. Tuttavia, questo valore si ottiene solo dopo diverse ore e non tramite esposizioni brevi come una doccia fredda. Per contestualizzare, questa quantità è paragonabile all’energia consumata durante una camminata di 20-30 minuti o a uno spuntino saltato. Ciò rende chiaro che il freddo può fornire un contributo limitato ma non può sostituire gli effetti di dieta equilibrata e attività fisica regolare.

Come utilizzare il freddo senza rischi e con senso pratico

Nonostante il suo impatto limitato sul bilancio energetico, alcune persone scelgono di integrare l’esposizione al freddo nella routine quotidiana in modo bilanciato. Ad esempio, mantenere il riscaldamento più basso in ambiente domestico o lavorativo può prevenire un clima eccessivamente caldo che riduce il dispendio calorico e magari stimolare comportamenti più attivi. Camminare all’aperto durante l’inverno, vestiti in modo adeguato ma senza eccessi, consente di unire movimento fisico e stimolo al grasso bruno.

Un’abitudine facile da adottare è terminare la doccia con qualche secondo di acqua fresca, evitando temperature eccessivamente basse, per favorire una leggera stimolazione della circolazione e una sensazione di energia. Fondamentale è ascoltare il proprio corpo: se compaiono brividi forti, intorpidimenti o malesseri è importante interrompere l’esposizione, soprattutto per chi ha problemi cardiovascolari o circolatori. Le pratiche estreme come bagni di ghiaccio improvvisati o digiuni in ambienti freddi possono essere pericolose e non necessarie per gestire il peso corporeo.

Un altro punto da tenere in considerazione è l’adattamento dell’organismo: dopo una prima fase in cui il metabolismo aumenta, questo tende a stabilizzarsi. Inoltre, la fame spesso cresce in risposta al freddo, il che può portare a compensare l’aumento del consumo calorico con un maggior apporto alimentare. Le risposte individuali variano molto in base a fattori come età, peso, stato di salute e condizioni farmacologiche.

In sintesi, lo studio del grasso bruno mostra che il corpo umano è un sistema complesso e dinamico, capace di adattarsi continuamente all’ambiente. Non serve ricorrere a condizioni estreme o ambienti “primitivi”: basta un po’ di variazione nella quotidianità, qualche passeggiata all’aria aperta, temperature indoor meno elevate e una certa tolleranza al “fresco moderato” per stimolare un metabolismo attivo senza causare stress inutili.

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