Nei terreni agricoli italiani sta prendendo piede un modello nuovo che mescola tradizione e innovazione: gli impianti fotovoltaici agricoli. Qui i pannelli solari si posizionano direttamente su terreni coltivati, cercando di non interferire con il lavoro contadino. Il punto non è soltanto produrre energia verde, ma anche rispettare ambiente e paesaggio — due elementi imprescindibili nelle campagne.
La normativa in vigore indica chiaramente quali aree sono più adatte a ospitare questi sistemi, evitando che possano danneggiare colture o ecosistemi locali. Si dà la priorità alla biodiversità e alla tutela delle tradizioni agricole, puntando a integrare gli impianti senza occludere le pratiche pastorali o agricole. Molti giovani agronomi e tecnici stanno sperimentando – sapendo di fare un mestiere complesso – soluzioni dove i pannelli lasciano spazi utili al terreno, senza soffocarlo.
Come funzionano gli impianti agrivoltaici nel rispetto delle colture
Gli impianti agrivoltaici si pensano apposta per non bloccare le attività agricole o zootecniche sottostanti. Si montano abbastanza in alto da permettere ai mezzi agricoli di passare liberamente, e agli animali di pascolare senza intralci. Alcuni sistemi permettono anche di regolare l’inclinazione o l’orientamento dei pannelli, adattandoli così alle stagioni diverse e alle variazioni del clima.
Nel frattempo, la agricoltura digitale entra in gioco con sensori e strumenti di precisione che gestiscono insieme energia e colture. Questo approccio monitora costantemente lo stato dei terreni e ottimizza risorse, evitando sprechi. C’è chi – vivendo in città – non pensa a quanto questa sinergia aiuti a mantenere produttivi i campi, senza rinunciare a energie rinnovabili.
Rispetto ai tradizionali impianti fotovoltaici, gli agrivoltaici godono di regole più elastiche a patto che rispettino un uso sostenibile del suolo. Alle regioni spetta il compito di identificare le zone più indicate, tenendo conto delle caratteristiche locali e delle normative esistenti per un equilibrio tra energia pulita e salvaguardia rurale.

I limiti e le regole per l’installazione di impianti fotovoltaici nelle aree agricole
Non si può certo installare pannelli a terra nelle zone agricole senza limiti. La legge stabilisce che non si può estendere la superficie occupata dagli impianti a terra già esistenti. Modifiche e potenziamenti sono possibili, ma solo se non si aumenta l’area, per non compromettere il suolo e il suo valore economico e ambientale.
Tra le eccezioni spiccano le comunità energetiche rinnovabili e i progetti legati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, dove le norme risultano più morbide per favorire iniziative collettive e strategie di ampio respiro. Ogni intervento, però, deve sempre rispettare le attività agricole e non interrompere coltivazioni o danneggiare l’ambiente circostante, nessun compromesso.
Un altro tema che non va sottovalutato riguarda le installazioni vicino al mare: la legge prescrive che l’ecosistema costiero e la pesca non subiscano danni. Così pure, il paesaggio e il patrimonio culturale nelle zone marine devono ricevere tutela precisa, mantenendo un giusto equilibrio tra sviluppo energetico e salvaguardia ambientale.
Dal 2026, dal punto di vista fiscale, cambierà il trattamento sull’energia prodotta oltre certi limiti: l’energia entro certi tetti potrà ancora godere del regime agevolato legato al reddito agrario, mentre la produzione eccedente sarà tassata come differenza tra ricavi e costi secondo la normativa ordinaria.
Questa differenziazione fiscale serve a mantenere un incentivo che non dimentichi l’importanza dell’agricoltura nelle aree rurali, evitando un’espansione sconsiderata di superfici esclusivamente dedicate alla produzione energetica. Negli ultimi anni, molte realtà italiani – dal Nord al Sud – si stanno orientando verso una gestione più integrata del suolo: agricoltura e rinnovabili insieme, per un futuro più sostenibile.
