Sai perché l’amatriciana perfetta ha un gusto romano unico? Il segreto è nel guanciale

Sai perché l'amatriciana perfetta ha un gusto romano unico? Il segreto è nel guanciale

Lorenzo Fogli

Dicembre 17, 2025

La pasta all’amatriciana rappresenta uno dei simboli più autentici della cucina romana: una pietanza capace di raccontare storie antiche con pochi e selezionati ingredienti. Non si tratta solamente di un primo piatto famoso in ogni angolo di Roma, ma di un vero e proprio capitolo culturale che riflette le tradizioni e – diciamo – la malinconia del Lazio. Chi abita in città o nelle sue vicinanze lo sa bene: ogni trattoria ha la sua personale interpretazione, eppure il cuore vero resta sempre quello, ovvero l’equilibrio perfetto fra guanciale, pomodoro e pecorino. Il segreto sta anche nel modo in cui si cuoce il guanciale: va rosolato lentamente, così che il grasso si sciolga gradualmente, regalando corpo e gusto alla salsa. Un dettaglio non banale, spesso ignorato da chi, semplicemente, lo mangia senza stare a pensarci troppo.

La tradizione e le scelte degli ingredienti

Viene da Amatrice, proprio lì, questa ricetta che è quasi un monumento alla semplicità ma anche all’attenzione per certi ingredienti specifici. Su tutti, il guanciale, carne delle guance del maiale, amato per il sapore deciso e la consistenza ricca che regala al piatto. Se qualcuno prova a sostituirlo con la pancetta… beh, cambia tutto: un’esperienza diversa, lontana dall’autenticità. Anche il pecorino romano ha un suo valore preciso: dona una sapidità decisa e una cremosità calcolata, che smorza il grasso intenso del guanciale tenendo il tutto ben equilibrato. Quanto al pomodoro – meglio scegliere pelati di qualità oppure pomodoro fresco, selezionato con cura per non diluire troppo il gusto: tradizione vuole che non sia mai troppo liquido, anzi. Nel Lazio, poi, scattano dibattiti infiniti sul ruolo di aglio o cipolla – alcuni dicono che siano varianti moderne o legate ad altre aree regionali, ma poco hanno a che vedere con la ricetta originale. Sul tipo di pasta, spaghetti e bucatini si contendono il primato: sono i preferiti perché trattengono bene quel sugo denso e speziato. Insomma, chi vive in una metropoli spesso ignora questo fatto: la tradizione non è solo una lista di ingredienti equamente dosati, ma un rapporto – quasi un racconto – fatto tra loro che riflette un’identità culturale.

Sai perché l'amatriciana perfetta ha un gusto romano unico? Il segreto è nel guanciale
Piatto a base di guanciale e pomodoro, che unisce le tradizioni del Lazio con la cura per gli ingredienti, simbolo della cucina romana. – aziendaagricolamelisbarisardo.it

Il metodo romano per ottenere un risultato perfetto

Il successo della pasta all’amatriciana passa inevitabilmente dalla cura maniacale durante la preparazione: ogni passo conta, nulla è lasciato al caso. Partenza obbligata: la rosolatura del guanciale a fuoco basso, perché il grasso si deve sciogliere con calma, così da formare quella crosta saporita e grassa che farà da base alla salsa. Va fatta con pazienza, senza fretta: saltarla comprometterebbe tutto. Dopodiché si aggiungono i pelati, schiacciati, che cuociono quanto basta per assorbire sapori senza diventare acqua. Il peperoncino? Questione personale – pochi lo inseriscono, visto che cambia l’equilibrio “classico”, ma chi ama la piccantezza può tentare. La pasta – che resta meglio se al dente – va trasferita direttamente in padella, e qui arriva un trucco quasi “artigianale”: si mantecano con un po’ d’acqua di cottura, per ottenere una cremosità uniforme e avvolgente. Un passaggio spesso trascurato, invece molto importante. La ciliegina? Una generosa spolverata di pecorino romano, che completa ­– senza mai sopraffare ­– il piatto, definendone l’essenza. Chi frequenta le osterie romane vede nella pasta all’amatriciana qualcosa di più: non solo cibo, ma identità da proteggere e rispettare.

Abbinamenti e modi per presentare il piatto

Per abbinare la pasta all’amatriciana, la scelta delle bevande richiede equilibrio: devono sostenere i sapori senza sovrastarli. I vini rossi italiani sono tra i più gettonati, come un buon Chianti o un deciso Montepulciano d’Abruzzo, capaci di reggere la struttura intensa del sugo. Chi preferisce qualcosa di meno impegnativo può optare per birre artigianali amare, ad esempio le APA o le IPA, quelle con quel tocco fresco e amaro che si abbina bene. Un dettaglio a volte trascurato? Mai servire la pasta in piatti freddi: una ceramica tiepida aiuta a mantenere la temperatura più a lungo – e questo esalta i sapori, soprattutto quelli delicati. Non solo: le fette di pane casereccio, usate per raccogliere il sugo, completano l’esperienza come una piccola ritualità domestica. Nel Centro Italia, insomma, certe cose non si fanno mai senza pane a portata di mano. La preparazione della pasta all’amatriciana è dunque anche un modo per trasmettere, tra fornelli e tavola, un patrimonio culturale da qualche anno sempre più apprezzato.

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