Nel cuore della Val di Non, negli ultimi tempi si nota un cambiamento che coinvolge il modo di gestire e trasportare i prodotti agricoli. Funziona ormai da qualche mese un sistema innovativo, che collega direttamente i frutteti ai centri di lavorazione. Il risultato? Un impatto evidente sia sulla sostenibilità ambientale che sull’efficienza della logistica. Per una coltivazione tipica della zona – e non parliamo di poco – come quella delle mele, è una novità ben accolta.
C’è chi dice che il progetto sia il frutto di una collaborazione serrata tra produttori locali e istituzioni. L’idea va oltre la semplice tutela del paesaggio, mira ad un equilibrio con lo sviluppo economico. Spostare le mele con questa tecnologia non è solo una questione di trasporto: riguarda anche la volontà di mantenere vive le tradizioni rurali, evitando un traffico eccessivo – specie di camion – sulle strade di montagna. Chi abita o lavora da queste parti lo sente come una vera conquista quotidiana, per la qualità dell’aria e la sicurezza sulle vie, soprattutto nei mesi più freddi.
Un impianto efficiente che cambia il trasporto e l’agricoltura
Da qualche mese a questa parte il sistema ha fatto vedere cosa sa fare con i grandi volumi di raccolto. La funivia delle mele trasporta fino a 460 cassoni da 300 chilogrammi ciascuno ogni ora, muovendosi a circa 5 metri al secondo lungo un percorso che supera i 90 metri di dislivello e sfiora i 1,3 chilometri di lunghezza. Il fatto curioso: riesce a movimentare ben oltre 30.000 tonnellate di mele all’anno. E tutto questo con un taglio netto ai trasporti su gomma, più pesanti e meno sostenibili.

Il risultato più evidente? La viabilità locale ne guadagna sotto molti punti di vista. Un traffico ridotto significa meno congestionamenti e un ambiente più pulito; meno emissioni nocive nell’aria – cosa da non sottovalutare. Si nota soprattutto nei mesi invernali, quando le strade sono spesso insidiose, ma gli effetti positivi si fanno sentire tutto l’anno. E poi, la logistica della filiera si fa più snella, con tempi di consegna più rapidi e una migliore gestione della freschezza del prodotto, cosa non da poco.
Il tracciato e le tecnologie al servizio della tradizione
La linea collega direttamente il centro di lavorazione di Predaia alle celle ipogee di Rio Maggiore: magazzini naturali, scavati nella roccia dolomitica, ideali per la frigoconservazione naturale delle mele. Un dettaglio non da poco, visto che qui si risparmia più del 30% di energia rispetto alle modalità tradizionali. Un mix interessante, tra tecnologia e rispetto per l’ambiente, che valorizza risorse locali senza sfiorarne i fragili equilibri.
Sempre più evidente: il progetto non si limita a spostare mele. Riduce il traffico, limita l’inquinamento, protegge il paesaggio e spinge per innovazioni in una filiera agricola con radici profonde ma pronta ad abbracciare nuove opportunità. Curioso come spesso si dimentichi quanto iniziative simili mantengano un equilibrio fragile tra ambiente, economia e lavoro – aspetti fondamentali in territori come il Trentino, dove l’agricoltura è davvero centrale. La funivia delle mele, insomma, è un modello di collaborazione tra comunità e tecnologia: replicabile, chissà, in altri luoghi con sfide analoghe.
