Due giovani agricoltori premiati per il loro contributo all’agricoltura biologica rigenerativa

Due giovani agricoltori premiati per il loro contributo all’agricoltura biologica rigenerativa

Franco Vallesi

Dicembre 19, 2025

Nel cuore pulsante del Davines Group Village a Parma, in questi ultimi tempi si è svolta una cerimonia davvero particolare. Ha messo sotto i riflettori i giovani agricoltori under 35 che – diciamolo – stanno cambiando pelle all’agricoltura italiana. Non parlano più solo di rendimenti, ma di sostenibilità e rispetto per l’ambiente. Sono in pochi a scegliere di abbandonare davvero i vecchi schemi, eppure loro ci stanno provando, adottando pratiche che puntano a far rinascere i terreni e a gestire con più attenzione le risorse naturali. Il paesaggio rurale del nostro Paese sta vivendo una trasformazione: nuova linfa per affrontare sfide come i cambiamenti climatici o il declino della biodiversità.

I nuovi protagonisti dell’agricoltura sostenibile

Tra i premi consegnati spiccano due progetti con un taglio completamente diverso, più inclusivo e all’avanguardia. In palio, 10.000 euro – ma più che un semplice incentivo economico, parliamo di un vero investimento per la rigenerazione del suolo e la tutela della varietà biologica. A Roma, tra le colline del Parco di Veio, la Cooperativa Agricola Co.r.ag.gio ha fatto miracoli. Alessia Mazzù ne è la mente e la guida: ha preso un terreno dimenticato e lo ha trasformato in una fattoria biologica con un’anima rigenerativa. Non si tratta solo di ortaggi e cereali antichi: c’è anche un frutteto della biodiversità dedicato a specie vegetali quasi estinte. E poi il discorso acqua, un dettaglio spesso sottovalutato soprattutto da chi abita in città: goccia dopo goccia, senza falda acquifera disponibile, sono stati messi a punto sistemi per raccogliere l’acqua piovana e persino dispositivi che catturano l’umidità dall’aria. Insomma, l’acqua si risparmia ma non manca mai alle piante.

Due giovani agricoltori premiati per il loro contributo all’agricoltura biologica rigenerativa
Due giovani agricoltori premiati per il loro contributo all’agricoltura biologica rigenerativa – aziendaagricolamelisbarisardo.it

Alessia, più che un’agricoltrice, è una “regista” sociale: organizza corsi per giovani senza lavoro e percorsi per chi vive in condizioni fragili. Un ruolo che non ti aspetti, eppure così necessario. Dall’altra parte, nel Nord Italia – più precisamente in Liguria, a Sestri Levante – c’è Luca Quirini con la sua Azienda Agricola Quira. Qui allevano 60 bovini di razza Cabannina, un gioiello autoctono raro e in via di estinzione. Sono pratiche di un altro tempo? No, è il metodo Voisin a fare la differenza, un tipo di transumanza che aiuta il suolo a rigenerarsi. Il pascolo è controllato, ma sempre rispettoso della biodiversità locale. E la dieta? Erba e fieno biologici del territorio: niente mangimi industriali, niente scorciatoie – solo natura, che sorprendentemente allunga la vita degli animali oltre i diciotto anni.

Il biologico non basta più: la sfida dell’agricoltura rigenerativa

Basta guardare i numeri: quasi il 20% delle superfici coltivate in Italia è ora coltivato con metodi biologici. Una crescita impressionante, no? Però, i cambiamenti climatici stanno mettendo sotto pressione tutto il sistema, e una svolta più profonda è alle porte. L’agricoltura rigenerativa nasce proprio così, come una risposta innovativa che supera la sostenibilità tradizionale. Non si limita a non danneggiare il suolo, ma punta a farlo tornare vivo, più ricco, capace di sostenere ecosistemi variegati.

Un aspetto che spesso sfugge riguarda la capacità di questi terreni di assorbire carbonio. Non è poca cosa. Così si combattono fenomeni pesanti come siccità, erosione e desertificazione, problemi che in Europa interessano oltre il 60% dei terreni. Il riconoscimento assegnato – ecco il punto – valorizza non solo la produzione agricola, ma anche il recupero del capitale naturale, del paesaggio e dei servizi degli ecosistemi. Stiamo parlando di un cambio di paradigma, che dirige l’agricoltura verso un futuro più saldo, che tiene conto degli equilibri ambientali come mai prima d’ora.

Non c’è contrapposizione netta tra biologico e rigenerativo, ma una sorta di continuità pragmatica che si osserva nella quotidianità di chi lavora i campi. Si intrecciano, completano a vicenda: un pezzo del puzzle che ha bisogno di impegno concreto, ogni giorno. Ecco perché il passo successivo sta nel creare una rete stabile, fatta di tecnici e giovani agricoltori, per scambiarsi conoscenze e diffondere queste buone pratiche. Segnale chiaro: il cambiamento non è più solo chiacchiere, ma esperienza viva, che parte dai territori e dalle persone che li curano con passione.

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